
JPEG e JPEG2000, fotorealismo nel web
Il secondo tipo di file grafici è il Joint Photographic Experts Group (JPEG, pronuncia 'geipegh'). Questo formato lavora sempre alla profondità di 32 bit colore (miliardi di colori, dato che la trentaduesima potenza di due è 4'294'967'296), qualsiasi sia il numero di colori dell'immagine sorgente, e per mantenere le dimensioni del file in limiti regionevoli utilizza un algoritmo di compressione 'distruttivo' (lossy) chiamato DCT (Discrete Cosine Transformation), che comporta delle perdite di qualità rispetto all'originale: l'effetto visibile del DCT è la tristemente nota creazione di indesiderati blocchi quadrati, particolarmente visibili e fastidiosi nelle parti a tinta unita (o quasi) come, tipicamente, i cieli o gli sfondi.
Il procedimento di compressione (e quindi di distruzione) è irreversibile: dopo aver salvato un'immagine in JPEG, non potremo mai più tornare alla qualità dell'originale. La conseguenza logica è che il salvataggio di un'immagine su cui stiamo ancora lavorando non dovrà essere MAI fatto in JPEG, ma in un formato non distruttivo quale, ad esempio, il TIFF.
Il JPEG permette di scegliere il rapporto di compressione da usare, al crescere del quale le dimensioni del file diminuiranno all'aumentrare della perdita di qualità. Quasi ogni programma utilizza una propria 'scala' per rappresentare la compressione, ed è pertanto impossibile dare una regola: l'unica cosa da fare è aprire il vostro TIFF nel software che preferite e provare a salvarlo con differenti rapporti di compressione e decidere poi qual'è il file che presenta il miglior compromesso tra qualità e dimensioni in byte.
Questo formato, per quanto estremamente interessante, incomincia ad avere i suoi anni e a mostrare i suoi limiti. Come logica conseguenza, a breve su tutti gli schermi troveremo la nuova versione, chiamata (cielo, che fantasia!) JPEG2000.
Se le caratteristiche del JPEG resteranno sostanzialmente le stesse, esaltante sarà il cambio dell'algoritmo di compressione. Dal sistema a blocchi del DCT (con relativi problemi di cui sopra) si passa alla Wavelet Compression, basata su un flusso (stream) di dati che porterà ad un progressivo aumento della risoluzione; il flusso potrà essere interrotto in corrispondenza del livello di risoluzione desiderato, con una ottimizzazione senza precedenti del livello di compressione. In sostanza il nostro browser si interromperà arrivato a 96 dpi, ma nulla vieterà di richiedere i 'dots' mancanti per poter ottenere una stampa decente (300 dpi) o semi-pro (600 dpi).
Tra le altre caratteristiche previste, la capacità di memorizzare informazioni criptate sul copyright, descrizioni per altri spazi cromatici (come CMYK), profili hardware e software per ottimizzare l'uso del file in diversi prodotti (browsers, fotocamere ecc.) e via così.
Per saperne di più, consiglio la homepage
del comitato JPEG2000 e l'ottimo articolo di Anthony Celeste apparso su Corel
Designer.com: The
Future Of Web Design - Part I.
Tenete comunque presente che ancora per un po' (fino all'anno prossimo, almeno) saranno tutte ipotesi, dal momento che questo diventerà uno standard nel 2001 (da cui il film '2001 Odissea nello spazio cromatico' ;-)
vai avanti
1. Forma vs. contenuto: i formati grafici
2. Il GIF, questo conosciuto
3. JPEG e JPEG2000, fotorealismo nel web
4. GIF vs. JPG
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